“...It was twenty years ago today, Sergeant Pepper taught the band to play...”
E chissà quante volte Paul McCartney (pardon, Sir Paul McCartney) avrà scartabellato sognante quegli spartiti polverosi del padre James, in casa, una tipica casetta della middle class di Sua Maestà Britannica: spartiti, loro simbolo vivo della “bella musica”, dell’armonia disciplinata ed elegante, della “musica vera”, fantasticando lui ragazzetto imberbe su di un futuro serio ed impostato per sé e per quella sua passione viscerale e sincera, con negli occhi a cuoricino l’ammirazione sincera per l’operato del genitore (all’epoca musicista dilettante ma “serio”). Ben diverso invece l’approccio di John, John Lennon: bad boy empirico ed improvvisato da sempre (con quelle dita sgraziate a litigare, tutto storto, col manico della sei corde) ma con un orecchio che definir finissimo ed educato è sin poco, finirà a sperimentare nastri in reverse o scimmiottando al piano un Beethoven al contrario, financo a desiderar d’avere (testuale) il proprio suono pari a quello di un’arancia; ma fu infine proprio per un arrangiamento di quelli “seri” (archi e violini) ch’arrivò nel 1970 a litigare furiosamente, per poi sciogliere e far implodere, quel gruppo che aveva in modo vigoroso rivoluzionato la storia della musica, del costume e del vissuto.
“...What do you see when you turn out the light? I can't tell you, but I know it's mine...”
Ma se era stato approccio avvincente e scommessa viva quello che vedeva sullo stesso piatto della bilancia a convivere musica rock e musica “buona”, “impostata” già all’epoca, nei Sixties, già per i vivi protagonisti, già in presa diretta, possiamo solo immaginare quant’intrigante possa essere rimasta tale sfida fino ai giorni nostri per degli emuli poveri di mezzi ma ricchi d’amore e d’entusiasmo. Sul ring di questa sfida creativa, al verace sapor di Vallesina, i The Crosswalkers Beatles Tribute Band e la gloriosa Banda Musicale Città di Staffolo del più che valido M.ro Faini. Vinta era stata quella loro prima scommessa onirica (The Beatles ed arrangiamento bandistico? Why not...) che aveva preso forme e colori per la Pasqua Musicale 2026, ma bisognava ora confermarsi in vetta e se possibile migliorarsi. Perché se da quasi 60 anni e più tutte le generazioni si erano genuflesse al genio creativo dei Fab Four di Liverpool, occorreva ringiovanire classicheggiando il loro repertorio col più illogico ed allo stesso tempo naturale degli amplessi: rock and roll ed arrangiamento bandistico per reciproco e vigoroso piacere.
“...And anytime you feel the pain, hey Jude, refrain, don't carry the world upon your shoulders...”
Pasqua 2026 a Staffolo nel cuore della Marchia, appunto, come prima tacca ideale (sui manici delle sei corde): ma a seguire si conquistano in successione a ritmo di marcia e pedalini distorsori Gualdo Tadino e Moie di Maiolati; 17 luglio 2026, la Banda Musicale "Città di Gualdo Tadino" è gradita ospite della 32a edizione del festival "Musica in Festa”: naturale conseguenza, il 24 luglio 2026, stavolta a Gualdo Tadino (PG), la Banda di Staffolo ricambia la visita in Piazza Martiri della Libertà in pompa magna chiamando idealmente rinforzi, con il concerto "Here Comes the... SUMMER!", eseguito insieme ai nostri eroi dei Crosswalkers nel cuore medievale della pittoresca cittadina umbra. Nel comune che diede invece i natali a Gaspare Spontini – noblesse oblige – prende luogo il concerto-evento "Beatlemania sotto le stelle", unendo sempre la Banda Musicale Città di Staffolo e la tribute band The Crosswalkers martedì 8 settembre 2026, nel ben più vasto programma della storica Festa della Pallavolo di Moie.
“...And when the brokenhearted people, living in the world agree, there will be an answer, let it be...”
Ma sotto quelle stelle ci siamo Noi. Turni di lavoro, prove saltate, bestemmie, parti studiate, risate, fatica fisica e mentale, arrangiamenti avventurosi, paure, emozioni, promesse e promesse, gnocchi e verdure, alcool, risate, paure: il nostro vissuto arricchisce ed impregna la resa finale delle esibizioni. Anche se forse sarebbe meglio chiamarle emozioni, perché è proprio Emozione quella che si insinua nei partecipanti attivi dei doppi eventi: fra sfumature da marchin’ band, arrangiamenti che rendono onore allo spirito originale, virtuosismi sognati, errori mal celati, non è gloria effimera o pallida luce riflessa quella che ispira ed investe il palco. Qualcosa di decisamente particolare che difficilmente scorrerà via dalle nostre memorie (per la sfortuna di chi non potrà dire “Io c’ero...”). Ok, ma nell’io più prezioso di chi ha avuto la fortuna di esserci, invece, cosa rimarrà?
“...You stick around, now it may show, I don't know, I don't know...”
Rimarrà la magia di due realtà apparentemente dicotomiche che si fondono a creare un Giano bifronte. Lo spettatore dapprima le percepisce a sé stanti ma a poco a poco è testimone della loro fusione fino a non poterle più distinguere. Una parte esalta l’altra, la addolcisce, la fa vibrare, lo spettacolo si trasforma in un pas de deux coinvolgente in cui i ruoli originari sfumano l’uno nell’altro fin quando le luci del palco e i microfoni si spengono. Il rock e l’orchestra dunque tornano nuovamente alla loro natura dopo un ultimo fugace sguardo, ognuno prende la sua strada e si separano, due mondi opposti si congedano quasi scusandosi con la platea di non potersi sottrarre alla loro vera essenza, che permarrà tale almeno fino alla prossima esibizione salvo restare custodite nelle anime di chi è in grado di ascoltare con il cuore senza preconcetti.
“...the fool on the hill sees the sun going down, and the eyes in his head see the world spinning 'round...”
Quella che era partita come una scommessa bizzarra e fuori dagli schemi si è rivelata, alla prova dei fatti, una mossa azzeccatissima. Merito delle geniali intuizioni del già citato M.ro Faini, capace di ridisegnare la trama sonora dei Quattro di Liverpool cucendola addosso a due mondi così distanti. Sul suo podio ideale è riuscito a far dialogare l'anima rock e non, senza che nessuno perdesse la propria identità, raggiungendo un'unica onda d'urto pazzesca. Sotto i cieli estivi le note di inni generazionali hanno abbattuto ogni barriera anagrafica: sotto il palco c'erano tre generazioni di fan, dai nipotini ai nonni, tutti stretti a fare coro sulle hit di Liverpool. Tra un tappeto di luci sospese e la piazza che spingeva i ritornelli a pieni polmoni, l'intesa tra la Band e la Banda ha fatto scintille, gettando le basi, chissà, per nuove e future scorribande musicali insieme?
“...And in the end the love you take, Is equal to the love you make...”
Chissà. Per ora gli strumenti sono tornati nelle custodie, gli ottoni lucidati riposano nel loro velluto, gli amplificatori hanno smesso di ronzare. Resta solo – banale? – da dire grazie. Immenso e sincero ad ogni anima che ha sudato su quegli spartiti, che ha teso una corda, che ha soffiato in un eufonio, che ci ha creduto negli improvvisati backstage e che, da sotto il palco, ci ha regalato i suoi occhi e la sua voce. Non ci sono agende aperte sul domani o date da rincorrere: ci salutiamo così. Ma la musica ha vie infinite e questo viaggio, nato per gioco, rimane sospeso come un sogno a occhi aperti. E chissà che un giorno qualcuno non decida di riaprire quel cassetto, di contare fino a quattro e di far ricominciare la magia. Perché non c’è nulla di meglio che svegliarsi di soprassalto, riaddormentarsi, e riprendere quel bel sogno proprio lì dove si era improvvisamente interrotto.
Andrea De Angelis il chitarrista della Band
Da parte di tutta la #BMStaffolo, caro Andrea, grazie per questo testo magnifico. La tua capacità di intrecciare la storia dei Beatles con la nostra realtà, la Vallesina e la vita vera di chi sale sul quel palco è semplicemente straordinaria. Hai scritto questa magia esattamente come meritava.




